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Storia del Salento

Questa terra, anticamente chiamata Messapia, era appunto abitata dai Messapi, che difendevano la propria autonomia dallo strapotere dell'antica città di Taras. Tale inimicizia fra le due popolazioni fu anche narrata da Erodoto, quando raccontò della guerra scatenatasi intorno al 474 a.C. fra Taras e la Lega Peuceta, di cui i Messapi facevano parte. In seguito ai conflitti tra Roma e Taranto, cominciati nel 280 a.C. e che sancirono la decadenza della città italiota, il Salento si latinizzò a tal punto da contribuire alla nascita della letteratura latina con figure di spicco quali Ennio e Pacuvio. In questo periodo abitavano la regione le popolazioni dei Calabri e dei Sallentini, e con il nome di Calabria confluì ai tempi dell'imperatore Augusto nella Regio II: Apulia et Calabria.

Particolarmente colpita durante la guerra greco-gotica, divenne poi terra di confine fra Longobardi e Bizantini. Questi ultimi intorno al VII secolo fondarono il Ducato di Calabria aggregando la regione del Bruzio con le terre che ancora possedevano nel Salento, il cui limite nord era dato dal cosiddetto limitone dei greci, una sorta di muraglione costruito a salvaguardia del territorio dalla minaccia dei barbari e ancora esistente in diversi tratti. Fu così che il nome Calabria cominciò a essere utilizzato per designare l'odierna regione calabrese, mentre il Salento veniva progressivamente conquistato dai Longobardi che finirono per prendere anche il capoluogo Otranto. Nel 757 la città idruntina venne poi restituta all'impero bizantino, ma ormai la penisola salentina aveva perduto la denominazione originaria assumendo quella di "Terra d'Otranto". Dal 1088 al 1465 Taranto fu la capitale del Principato di Taranto, tanto esteso da inglobare l'intera Terra d'Otranto. Nel 1480 Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che guidò l'occupazione anche nella parte più interna della regione Puglia . Centinaia sono le torri di avvistamento lungo le coste del Salento, edificate per poter avvistare in tempo le navi saracene.

E con questo nome attraversò le successive dominazioni normanne, sveve, angioine, aragonesi, spagnole e borboniche, fino alla costituzione, dopo l'Unità d'Italia, della Provincia di Lecce, originariamente comprendente tutte e tre le province salentine.

 
I salentini: Le origini

La tradizione storiografica ha dato alla Terra d'Otranto denominazioni diverse. E' stat chiamta penisola salentina, Messapica, Iapigia, Calabria. Queste denominazioni, o sono indizi di diversi strati etnici che vi si sono succeduti e sovrapposti con una permaneza più o meno duratura, e che possono offrire dei fili conduttori per riterserne le vicende; oppure sono dei semplici nomi geografici. Si è tentato di stabilreUna certa successione cronologica di queste genti, visto che le origini sono sempre avvolte nelle nebbie dei miti. Per due vie si cerca di risolvere il problema : alcuni si incamminano per quella della tradizione letteraria; altri, per quella delle scoperte archeologiche. L’una mette capo a molte leggende; l’altra spesso, disconosce la tradizione via letteraria, la quale, crediamo, insieme con la prima condurrebbe a risultati più puntuali.

La Penisola Salentina fu ab immemorabili abitata dall’uomo, come attestano con ogni certezza considerevoli monumenti e manufatti di pietra (Dolmen, Menhir; Specchie, Grotte Paleolitiche, etc.).
Numerose e gustose sono le leggende che corrono, non soltanto sulle origini degli antichi abitanti del salento collettivamente presi, ma anche intorno alle singole città della penisola.

Erodoto, Strabone, Pausania, Polibio, Varrone, ed altri se ne sono fatti porta voce. Un frammento delle antiquitates di Varrone dà un’etimologia dei salentini, con l’indicazione di diversi popoli da cui sarebbero risultati e dei luoghi di provenienza: il nome della gente salentina, egli scrive, è fama venisse da tre luoghi : da Creta, dall’Illirio, dall’Italia. Idomeneo, cacciato da Creta per sedizione nella guerra dei Magnesii, venne con un grande esercito presso il re Divitium nell’Illirico. Ricevuto aiuto dal medesimo, unitosi in mare con i Lo cresi e parecchi profughi, ed alleatosi con patto d’amicizia per la stessa causa, approdò a Locri.
E poiché gli abitanti per timore disertarono la città, egli la conquistò e fondo molte altre città tra cui: Uria e il mobilissimo Castrum Minirvae. Egli divisi poi queste genti in dodici popoli, detti salentini perché nel mare, “in salvo”, avevano stretto amicizie.

Strabone da parte sua scrive che la Iapiggia comincia da Metaponto e che io greci la chiamano Messapia. Gli iapigi secondo il citato storico abitavano dapprima a Crotone, centro intellettuale importantissimo nel Bruzio, dove poi Pitagora, e dopo di lui atri filosofi, insegnarono le loro dottrine. Nella leggenda riferita da Stradone, la Iapigia era così denominata da Iàpige, nato da Dedalo e Blessa, zii di Dauno e Paucezio: a settentrione dei salentini o calabri, abitavano infatti i Paucezzii.
Gli studiosi moderni, invece, anziché da Iàpige, l’eroe leggendario cretese, fanno derivare questi popoli dagli Iàpodes del settentrione d’Italia e dell’Illiria, i quali travolti dalle invasioni dei celti migrarono in Italia per via terrestre, o marittima, in massa, simultaneamente, o successivamente e verso il 473 a.c. rovesciarono l’egemonia di Taranto, già affermatosi nella penisola salentina.
L’immigrazione Iapigia dalla costa orientale adriatica dovette avvenire attraverso il canale d’Otranto; o attraverso le isole Pelagosa, Pianosa e Tremiti che, a guisa gli enormi piloni, uniscono il promontorio del Gargano alla sponda opposta; oppure per via terreste dal golfo di Trieste.
Ciò che resta fuori dalle inevitabili congetture, sono le vaste proporzioni della espansione Iapigia : dalle coste Pugliesi e dal Capo di Leuca andava oltre il Capo Lacinio, presso Crotone.

Flavio Giuseppe, S. Girolamo e qualche altro autore di etnologia biblica, affermano che dai discendenti di Iavan, uno dei figli di Iafet, terzo genito di Noè, ebbero origine gli italici e gli antichi abitatori delle coste bagnate dal mare Ionio, dopo la dispersione dei popoli.

Tratto da: Otranto "Antonio Antonaci" Panìco editrice.

 
 
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